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Dic

12

Celebrity Deathmatch: Barbie VS Bratz

By SenzaGrazie

Nei giorni in cui lo spleen mi assale, vado a rinchiudermi una mezz’ora a Formula Casa. Formula Casa è un antidepressivo naturale, è il museo della cultura pop alla portata di tutti. Dentro, puoi trovarci di tutto, dalla padella alla caffettiera, dall’acqua demineralizzata profumata alla lavanda al bagnoschiuma al kumquat, dai ciapapolvra della nonna agli stendipanni.
Visto che è quasi Natale, con la scusa di fare qualche regaletto/scherzetto mi sono rifugiata nel reparto giocattoli, massicciamente rinforzato per l’occasione.
Ed è lì che, tra scooterini e sonaglini, mi sono imbattuta in una Barbie Fashion Fever terribilmente somigliante a Carrie di Sex and The City e mi sono lasciata tentare da una Bratz. L’ho comprata.
La guerra fra barbiesti e bratzisti è un po’ come quella fra beatlesiani e rollingstonensi, come quella fra serifisti e sanserifisti: ti devi schierare. Sei per l’helvetica o per il bodoni?
A parte quelle dell’infanzia, io una Barbie ce l’avevo già: l’ho comprata tempo fa quando la mia coinquilina ed io, prese da uno dei nostri ciclici periodi di frustrazione creativa, avevamo deciso di metterci a realizzare vestitini per le bambole, qualcosa di realistico, non le solite vezzosità tutte fiocchetti rosa.
Comunque, come al solito sto divagando.
L’intento di questo post voleva essere una lucida analisi del perchè scegliere l’una piuttosto che l’altra bambola.
In prima analisi, ho notato che la Barbie è un po’ come i supereroi della Marvel, mentre la Bratz è più come i Manga. Le forme della Barbie, anche se riviste e corrette nel tempo, sono pur sempre quelle di una superdonna: gambe lunghe, morbidi capelli, affascinante sorriso monnalisiano (o paresi facciale, che dir si voglia), belle tette, mani lunghe e affusolate e piedini di fata.
Le Bratz, tutta un’altra storia: capoccione, proporzioni del viso irrispettosamente irrispettate, corpicino minuscolo, piedi immensi da hobbit.
Altra differenza: la Barbie è una dittatura, le Bratz sono una democrazia.
Quando si parla della Barbie, si usa UN GENERICO SINGOLARE; qualsiasi sia il modello di Barbie, è sempre lei. È inutile dire che Skipper, amiche rosse, amiche brune, orientali e persino Ken siano offuscati dalla sua presenza. Voglio dire: io da piccola avevo un paio di Skipper, un solo Ken e 50 Barbie… voi?
Le Bratz, COME DENOTA IL PLURALE DEL NOME, sono tante, e nessuna di loro prevarica le altre.
E poi… i vestitini… Barbie è pur sempre una vecchia signora che gioca a fare la ragazzina, e quell’aria perbenino non gliela toglie nessuno, neanche se si mette le calze a rete e si trucca pesantemente.
La mia Barbie modello molto molto basic ha un vestitino verde al ginocchio, con profili rosa e zeppe rosa con i laccetti. Molto bon-bon.
La mia Bratz vestita quasi uguale, ha gli orecchini, sandali neri a spillo, un microvestitino nero con sottogonna di tulle e macrofiocco in vita.
La mia Bratz, portata a casa da mezz’ora, ha già la faccia sporca.
Insomma, non so se si è capito, ma io inizio a tifare per quella maleducata della Bratz.

Barbie o Bratz?
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Dic

6

Beautiful Maladies

By SenzaGrazie

L’ipocondria è una delle paranoie più hip del momento. Gettonatissima da creativi, sviluppatori, programmatori e da tutti quegli impiegati del terziario avanzato che sopravvivono in una realtà fatta di dati immateriali come le loro malattie.
L’ipocondria è geek, ti fa apparire più sfigato agli occhi degli altri e ti permette di recitare patologie e diagnosi par coeur, regalandoti una valida alternativa rispetto ai titoli dell’intera saga di guerre stellari o alla tavola periodica degli elementi.
L’ipocondria, infine, permette di lamentarsi a oltranza.
L’ipocondria è così hip che se ne fanno libri e pupazzetti.
Di libri ne esistono ben due dello stesso autore, Dennis DiClaudio, intitolati rispettivamente io sono paranoico e io sono ipocondriaco.
Del primo, ho letto un estratto quest’estate su una rivista, e sono stata subito contagiata. Per giorni ho snobbato il gatto dei miei coinquilini temendo che mi potesse attaccare qualche virus mortale. Decisamente indispensabile per esorcizzare le proprie paure. Credo che ne comprerò una copia e la metterò accanto all mio libro dello stress.
I pupazzetti per ipocondriaci, tanto tanto teneri, si trovano sul sito www.giantmicrobes.com, anche se personalmente il sito lo avrei chiamato beautiful maladies, come l’album di Tom Waits, uno che mi sa di ipocondria se ne intende.
Comunque, sul sito si trovano peluche che rappresentano i microbi di una buonissima parte delle patologie che esistono sulla faccia della terra, dalla gonorrea al mal di testa, dall’ebola all’alito cattivo. C’è anche una sezione PROFESSIONAL, con le migliori malattie mortali, come AIDS e poliomelite. Sono perfetti da regalare in ogni occasione, perchè ognuno di noi ha una malattia preferita - reale o psicosomatica - dalla quale è attaccato. E anche se così non fosse, ci sono sempre le cellule adipose, i pidocchi, le mosche o le pulci. L’unica pecca è che questi pupazzetti sono molto più piccoli di quello che sembrano, date le dimensioni del loro espositore (20×21 pollici), che ne contiene una quarantina. Ma chi se ne frega, io voglio comprarmeli tutti ed appendermeli al collo.

Dic

1

I love Linux

By SenzaGrazie

ÈÈÈÈÈÒÒÒÒÒÈÈÈÈÀÀÀÀÙÙÙÙÙÙÙÙÙÙÒÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÈÈÈÈÈÈÒÙÒÙÒÙÙÒÒÙÒÈÀÈÀÈ

Giovedì sera ho fatto il grande passo. Mi sono fatta installare Ubuntu.
Tra tutte le cose fantastiche che ho scoperto di questo nuovo meraviglioso mondo, ce n’è una che mi fa sballare più di tutte:
SE PREMI IL CAPS LOCK, LE LETTERE ACCENTATE MINUSCOLE DIVENTANO MAIUSCOLE E MANTENGONO L’ACCENTO!
Non c’è più bisogno di invocare il dio delle shortcut e battere tre volte i tacchi!!

Splendido segno di civiltà di un sistema operativo non proprietario, ma sviluppato in un mondo libero, dove non esiste il monopolio delle lingue anglofone, ma dove si parlano anche le lingue accentate, e la tastiera QWERTY funziona davvero!

Grazie (lacrimuccia) Linus Thorvald.

Nov

21

Disservizi nazionali

By SenzaGrazie

Oggi pomeriggio ho pagato le bollette dell’elettricità. Dico un generico “oggi pomeriggio” perchè ci ho messo davvero tutto il pomeriggio.
Inizio ore 12:30… approfitto di un pre-pausa-pranzo per pagare le mie esorbitanti bollette dal conto bancario, invece di fare la fila allo sportello della posta.
Dopo 3 tentativi, faccio un bonifico sbagliato. Mea culpa, ho inserito i dati dell’altra bolletta. Annullo il pagamento e via. Rinizio da capo. Riesco a pagare. Stampo le ricevute on-line. E qui inizia l’odissea.
Ore 13:00 circa: ricerca sul web del numero verde da chiamare per comunicare l’effettuato pagamento.
Sto rischiando il distacco, sono morosa, sono cazzacci miei.
Il numero verde è introvabile sul principale motore di ricerca internazionale (avete bisogno di un posizionamento? chiamateci, per giove. abbiamo i professionisti più bravi sul mercato. vi facciamo schizzare al primo posto in un batter d’occhio).
Ne provo uno. Guasti alla rete idrica. Ne provo un altro. Guasti alla rete pubblica. Ne provo un altro. Guasti all’illuminazione cimiteriale. Immagino tecnici che vanno a sostituire le candele sulle tombe. Sghignazzo. Continuo. Quarto tentativo, ci riesco. Dieci minuti e comunico il pagamento. La voce registrata mi consiglia di mandare un fax per essere sicura.
Ore 14:30: mando questo benedetto fax. Tre volte. Il numero è inesistente. Disperata, trovo il sito rinnovato dell’azienda fornitrice di elettricità. Compongo il numero dello sportello utenze, visto che al numero verde non so come parlare con un operatore. Mi si dà un altro numero di fax, e mi si consiglia di richiamare il numero verde + tasto 2-1-2 per per richiedere assistenza e sapere se è arrivato il fax.
Ore 15:00: rimando il fax.
Dalle ore 15:10 alle ore 17:00 circa: tento, ad intervalli regolari, di parlare con un operatore. Vi ricordo che sto lavorando, e dopo venti minuti di attesa ogni volta metto giù, perchè avrei altro da fare (tipo guadagnare i soldi per pagare le bollette, che so…).
Ultimo tentativo, ore 17, mi incollo il telefono all’orecchio e in paziente attesa, in compagnia di un buon John Lennon (la canzone del secolo, mi pare), faccio brief, controllo bozze, scrivo e-mail.
E’ un po’ come ascoltare l’iPod, in fondo. Certo, sfido chiunque ad ascoltarsi 23 minuti di Imagine. Al 23esimo minuto, squilla libero. Finalmente ce la faccio. Parlo con un’operatrice fortunatamente gentilissima che mi dice che non le risulta alcun fax che riporti il numero della mia utenza. Capisce che è urgente e mi dà il TERZO numero di fax a cui mandare l’avviso di avvenuto pagamento, perchè lì le pratiche morose vengono processate molto più velocemente.

Sento che domani non avremo la luce.

Nov

19

I Pubblivori

By SenzaGrazie

Venerdì scorso sono stata alla Notte dei Pubblivori.
Sto cercando di non commentare quello che qualcuno ha già fatto egregiamente per me.
http://typoslover.blogspot.com/2007/11/il-mezzo-conato-doro.html
D I S G U S T O R A M A
(P.S.: un’unica precisazione: lei non aveva affatto lo sguardo sornione. sei troppo buono. io direi che ciaveva la faccia da rincojonita)

Nov

19

Ian Curtis Wishlist

By SenzaGrazie

Fra 9 giorni è il mio compleanno.
Ho deciso di stilare una piccolissima Wishlist per chi (eventualmente) volesse farmi un regalino ma ancora non ha idea di cosa, perchè, si sa, ho gusti difficili.

DESIDERIO #1
HK47
www.glamguns.com
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Ero partita con l’idea di farmi regalare il cellulare di Hello Kitty, ma penso che una bella arma da fuoco sia più efficace di mille parole, quindi… l’HK47 fa proprio al caso mio.
Edizione limitata di 500 pezzi, a soli 1.072,95 dollari (l’uno).
Per chi mi vuole bene.

DESIDERIO #2
JESUS DRESS UP FRIDGE MAGNETS
www.normalbobsmith.com

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Ho visto per la prima volta questa apoteosi della blasfemia sul frigo di una mia amica, un regalo della sua ex coinquilina americana. Dal quel momento non riesco più a togliermelo dalla testa, lo trovo semplicemente e sublimemente di cattivo gusto. wow.
Costa solo 14 dollari, ma non so se lo vendono anche in Italia.
Se davvero volete far felice me (e i miei coinquilini).

DESIDERIO #3
LA TESTA MOZZATA DI UNA BARBIE (INCASTONATA IN UN GIOIELLO)
www.margauxlange.com
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Arriva un momento dell’infanzia in cui una bambina gioca a seviziare la sua barbie preferita. C’è chi si limita a tagliarle i capelli e chi, come Margaux Lange, le fa in mille pezzettini e poi le ricompone in qualcosa di artistico e lussuoso. Il bello di questi gioielli, secondo me, è che mantengono qualcosa di stranamente macabro, che non so se mi piace o mi disgusta.
Dai 63 agli 88 euro.
Per la fanciullina che c’è in me.

DESIDERIO #4
UN ANELLO GOTICO
www.tarinatarantino.com
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Tarina Tarantino ha i capelli rosa e ama i teschi proprio come me. Punto.
(Ah, le piace anche Alice nel Paese delle Meraviglie).
Come anello di fidanzamento.

DESIDERIO #5
UN KUPEE
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Quando ero piccola, queste bamboline del caxxo venivano vendute anche nei supermercati. Io ne avevo una di plastica scrausissima che si faceva sempre il bagnetto con me. Adesso non riesco più a trovarle da nessuna parte. In una mia estenuante ricerca sul web, ho scoperto che si chiamano Kupee (da Cupid) e che hanno una tradizione lunghissima. Ne vorrei davvero una.
Per chi vuole essere mio amico per sempre.

Nov

15

Il gioco della sedia

By SenzaGrazie

Prendi un’amministratore di una piccola/media agenzia - un imprenditore nato, ma una pippa di pubblicitario - e una piccola/piccolissima Project Manager (anche se non saprei definire il mio ruolo proprio precisamente).
Prendi anche un’orda di barbari Account che più che Account definirei Yes Men, sempre pronti a soddisfare le esigenze del cliente.
Mescolate, non shekerate (non voglio essere shekerata con quei balordi, please) e la scena che si ripete è sempre la solita.
Lo yes man di turno si lamenta perchè le sue dieci proposte di brochure, quindici loghi e tre siti internet non sono ancora pronti. Cazzo, dice, sono già passate ben 3 ore. L’amministratore si preoccupa immediatamente dell’andamento del suo conto in banca.
Ergo, si rivolge a me per porre rimedio. Proprio a me, la Giovanna d’Arco del gruppo creativo.

O mia cara Pulzella D’Orleans
, mi dice, come vanno i lavori?

Bene. R. sta facendo uno studio di logo per il cliente X., M. si sta occupando del packaging per il cliente Y., E. & L. stanno preparando una proposta di pubblicità stampa per il cliente X. e un sito per il cliente W.; altre due proposte per la stampa di X. le stanno facendo L. e F., mentre S. si sta occupando dell’informercial sempre per il cliente X. Sarà tutto pronto per stasera.

Ok, mi risponde. Però forse è meglio spostare M. a fare i loghi di X., R. a fare il packaging di Y. - sai, per avere delle proposte differenti - E. a finire la proposta di L., L. e F. a fare il sito di H. e S. a fare il sito di W. Tutto chiaro?

E’ da una settimana che ogni giorno si ripete questa identica scena.

Mi spacco il culo per assegnare a ognuno il lavoro per cui è più adatto, perchè tutto venga fatto in fretta ma con la calma di ragionarci un minimo su e non appena arriva lui si gioca al gioco della sedia. Parte la musichetta e via: i buyer oggi fanno gli account, tu oggi fai la grafica, i copy fanno le pianificazioni, il Seo fa le fatture, il programmatore la segretaria e l’Art Director la donna delle pulizie. E gli Account?

Gli Account fanno gli Account, perchè tanto male come loro il loro lavoro non lo sa fare nessuno.

Nov

15

Vieni, squacquera!

By SenzaGrazie

Nov

14

Spot delle Muffole - Berlino 2008

By SenzaGrazie

Capodanno a Berlino.
Io&te, coperti di maglioni e giacconi, a ingozzarci di wurstel e crauti.
Tu ed io, coperti di maglioni, giacconi, sciarpe e cappelli, ad ingozzarci di kartoffelsalat, persi in librerie ammuffite dal freddo, alla spasmodica ricerca del perfetto design mitteleuropeo.
Noi due, sempre più coperti, alle mani le muffole, quei guanti che tengono tutte le dita unite tranne il pollice.
Pollice opponibile, minimo indispensabile, ideali per tenere ben stretto il boccale tracannando litri di birra.

Nov

14

Wursteless Wispers

By SenzaGrazie

Già iniziamo male. Solo la seconda sera che scrivo quassù e già le mie rubriche fisse sballano. Niente quesiti postprandiali stasera. Vale e Arbre Magique - anche detto stekko ducale - i miei coinqulini, non sono rientrati, dopo lavoro. Forse si stanno concedendo uno dei loro rari momenti di mondanità. Leo, il mio nano da giardino, è uscito a cena con amici. Io - al momento a dieta di cibo e convivialità - mi godo una delle mie rarissime serate di silenzio, interrotto solo sporadicamente da Mr. Grizzom alias gattucci e da Robberto Glauco Hiro Nakamura Peter Petrelli Spartaco Menelao Malachia Giulio Milo, i nostri due gatti. E’ facile capire a chi appartenga il secondo e più piccolo dei due, perchè nel nome si nasconde, secondo una mia teoria, una grave malformazione che colpisce tutti gli animali domestici dei copy: il morbo del naming. Si sbagliano tutti quelli che pensano che un copy, per professione, sappia scegliere al primo colpo il nome di una qualsiasi cosa animata o inanimata, prodotto o servizio che gli si sottoponga. Un copy - o ex tale, nel mio caso - subisce la fascinazione della parola. Per questo il piccolo è stato afflitto di volta in volta da nomi dettati dalla sue sembianze del momento, come Glauco per la raucedine; peggio ancora, dai personaggi dei serial preferiti, come Heroes: Hiro Nakamura all’inizio e Peter Petrelli dopo, quando si è scoperto che il vero figo della serie era lui, cazzo. E non iniziamo coi soliti discorsi su chi è il supereroe preferito da chi. In una fase adolescenziale della mia vita avrei sostenuto di preferire Sylar, ma adesso mi trovo nell’età in cui posso finalmente permettermi di dire che il mio preferito è il più buono senza temere di sembrare un po’ sfigata. Ecco.
Beh, comunque. Stavo dicendo. Mi sono concessa la mia cena da single, wurstel crudi e grissini integrali, che infinite prese di culo mi addussero da parte di Vale. Tutto questo post era solo per dire questo: che ho cenato con wurstel e grissini come ai vecchi tempi, light years away. Periodo tutto sballato in cui cercavo la mia vera me e, come Modigliani, vivevo in una soffitta nutrendomi di alcool. Pensare ai miei wurstel e grissini mi fa riflettere su tutto quello che è successo e mi fa sentire bene. Pensare ai miei wurstel e grissini mi fa ricordare questo anno che è passato e mi fa sentire felice. Pensare ai miei wurstel e grissini mi fa sentire completamente idiota.

Bella le’.