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Mar

26

Rimpatriate (sottotitolo: donne tududù)

By SenzaGrazie

A volte ritornano.
Domani verrà a trovarmi una delle mie compagne di classe del liceo. Silvietta la distratta, che si annotava sull’agenda cosa mettersi la mattina per andare a scuola (comprese le mutande!).
Dieci anni fa (dieci!) eravamo la studiosa maldestra e la fricchettona che-è-intelligente-ma-non-si-applica.
Se in uno dei nostri pigiama-party avessimo giocato a predirci il futuro, mai avrei pensato che saremmo diventate così.
Io donna in carriera, lei romantica e politicamente impegnata.
Io che ho iniziato a lavorare prima di laurearmi, lei che studia e fa gli stage.
Io Web 2.0, lei restauro di libri antichi.
Ma fondamentalmente, siamo due facce della stessa medaglia.
Appassionate tutt’e due di arte e di parole, abbiamo scelto due strade che partono da uno stesso punto, lei indietro nel tempo, io avanti avanti.
In fondo, poi, non siamo cambiate.
Lei doveva partire oggi per venire qua a Roma, da me.
Mi telefona alle 17:30 per dirmi che non ce l’ha fatta… mi torna in mente l’episodio delle mutande.
Io faccio come ho sempre fatto a scuola: m’impegno solo in quello che mi piace.
è una pura e semplice coincidenza il fatto che mi piaccia tutto quello che faccio adesso.
Altrimenti in alcune materie avrei 9 e in altre 3, come al solito.

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Poi c’è Mars, la mia più cara amica dell’università.
Quattro anni più piccola di me.
Ci siamo incontrate un giorno in facoltà e non ci siamo lasciate più.
Con lei ho condiviso pomeriggi di studi e sudatissime carte, esami, aperitivi, feste (partymarty|le ragazze tappezzeria) e anche un ragazzo.
L’unica cosa che ci siamo litigate è stata una maglietta da rugby usata a righe nere e rosse.
Poi io me ne sono comprata una a righe celesti e blu.
Adesso lei convive con un ragazzo che ha tredici anni più di lei, l’essere meno modaiolo sulla faccia della terra.
Ricordo con orrore misto ad affetto le sue espadrillas (molto prima che tornassero di moda) e il suo laccetto per gli occhiali.
Stanno bene insieme quanto un paio di peep toe di pelle lucida tacco 12 su calzini grigi di lana pesante a coste. Come un paio di Converse con le calze a rete.
L’ha conquistata col cervello, e io facevo il tifo per lui.
Adesso lei lavora nella moda. L’altro giorno mi raccontato che si sta specializzando in un ruolo del quale non ricordo il nome e di cui non conoscevo l’esistenza.
E’ stato bello condividere lo stesso identico piacere, io a confessarle che non conoscevo quella figura e lei a scoprire che non sono sempre e solo la zia hip che sa tutto e che fa un lavoro molto cùl.
Mi sono anche riscoperta ad invidiarla, per un po’.
Poi ho pensato che certe cose non cambiano: lei sarà per sempre la mia Andrea Sachs, io la sua tirannica Miranda Priestly.

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L’ultimo ritratto di questa gallery è dedicato a debug.
Qualche anno fa ero un’apprendista copy di belle speranze (le mie, non quelle degli altri), nella stessa agenzia dove lei lavorava.
Avevamo stabilito una profonda, solidale amicizia composta anche da confidenze, risate, pranzi a base di topinambur e aste su ebay.
Comprammo anche un nano da giardino da tenere in agenzia fra le nostre scrivanie, un brontolo, ammonimento per i nostri boss adorabili ma a volte incazzosi.
Il mio stage poi è finito, dovevano assumermi ma non se n’è fatto nulla e la mia vita si è spostata d’un colpo da Firenze a Roma.
Ultimamente, per gioco e per un po’ di malinconia, l’ho ricercata su LinkedIn.
Forse i social network servono a qualcosa, perchè ci siamo ritrovate.
La nostra rimpatriata, oltre ad un immenso piacere, mi ha svelato due verità fondamentali della vita:
1) non esistono più agenzie che riescono a realizzare con tutta calma una campagna tre mesi prima dell’uscita;
2) che, dati i nostri cinque anni di differenza e i quattro che non ci vediamo, non riesco a capacitarmi di come lei possa avere ancora 33 anni e io già 28.

One Response so far

Continuo a leggere quel GIA’ prima del 28 e mi sento una vecchia befana rincartapecorita. :-D

Poi: la rimpatriata virtuale è stata splendida. Ma io aspetto la rimpatriata reale, a base di topinambur. O anche no.
Magari a questo giro ci regaliamo una cena vera.

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